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Alessandra Ginzburg apre questa significativa pubblicazione mirando dritto al cuore del problema: «Le mie proposte per un'applicazione clinica del pensiero di Ignacio Matte Blanco, psicoanalista cileno vissuto lungamente in Italia e conosciuto soprattutto per le sue ipotesi innovatrici sulla logica dell'inconscio, nascono dalla constatazione delle difficoltà incontrate da molte persone nella concreta possibilità di utilizzare in ambito terapeutico le sue proposte, di cui pure si intuisce magari il valore» (p. XI)
Quando nel 1981 fu pubblicato, per i tipi dell'Einaudi, L'inconscio come insieme infiniti(già edito nel 1975 in lingua inglese), psicoanalisti, ma anche filosofi, letterati, esperti di linguistica, storici dell'arte e logici, plaudirono a una nuova epistemologia della mente. Segno tangibile che il pensiero di Matte Blanco suscitasse una particolare attenzione fu la straordinaria presenza di pubblico alla presentazione del volume in questione che si tenne presso il residence Ripetta di Roma. I linguisti intuirono la valenza interpretativa di questo nuovo strumento che esplorava la logica del sistema inconscio che proponeva come modello la «logica dell'infinito».
Rispetto al solco scavato da Freud e approfondito di seguito da altri illustri psicoanalisti come Melania Klein, Matte Blanco si pone come continuatore di questa tradizione. Egli aveva intuito che l'inconscio oltre alle caratteristiche individuate da Freud: condensazione, spostamento, assenza di mutua contraddizione e di negazione, atemporalità, sostituzione della realtà esterna con quella psichica, che già violavano la logica classica, e perciò definita alogica da Freud, ve ne erano altre come ad esempio: «il principio di generalizzazione: il sistema inconscio tratta una cosa individuale come se fosse un membro di un insieme o classe; tratta questa classe come sottoclasse di una classe più ampia e così via» (Matte Blanco, , 43), «il principio di simmetria: il sistema inconscio tratta la relazione inve