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La bella intervista di Maria Ponsi aVittorio Lingiardi sulla ricerca psicoanalitica tocca molti punti rilevanti e rappresenta un ottimo contributo riprendendo i temi affrontati nel loro lavoro del 2013 sulla nostra Rivista nel saggio «L'utilità della ricerca empirica per la psicoanalisi» (Lingiardi, Ponsi, 2013). Il primo punto da evidenziare è che emerge un filo rosso che è presente nell'incipit dell'intervista e nelle conclusioni, - come del resto era stato già affrontato nel lavoro di 10 anni fa - ossia la messa in discussione della tesi dello junktim, ossia del legame indissolubile tra attività clinica e ricerca (Freud, 1926), che ha fortemente permeato la psicoanalisi successiva a Freud. Questo legame, tuttavia, è diventato, via via, assai più complesso con il rischio che la diversità tra le varie teorie crei un'incomunicabilità tra paradigmi diversi come Wallerstein ha da tempo segnalato nel suo noto saggio sulle molte psicoanalisi, quesito per certi versi ripreso nel più recente saggio del 2009 intitolato What kind of research in psychoanalytic science? (Wallerstein 2009).
A ciò si collega la querelle sull'utilizzo degli strumenti extra-clinici ai fini di una migliore conoscenza del funzionamento mentale inconscio e della cura analitica che una volta si considerava inutile o ‘intrusivo'nel lavoro clinico dell'Analista. Tema che mi sembra ormai superato visto lo spazio e i fondi che l'I.P.A. profonde per la ricerca (vinti anche recentemente dai nostri Soci e che speriamo di documentare in futuro), le periodiche riunioni sulla ricerca, «Joseph Sandler Psychoanalytic Research Conference», o la ricerca 3LM di cui vi sono stati vari saggi sulla nostra Rivista tra cui il recente lavoro di Antonella Sassarego nella Sezione Incroci cui rimando (Sassarego, 2022).