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Sono nato il 1° marzo 1893. Per questo nell'agosto 1914 potei arruolarmi volontario nell'esercito, che servii dall'ottobre 1914 fino all'ottobre 1918 col massimo impegno, come artigliere, caporale, sottoufficiale, vicemaresciallo, aiutante, sottotenente della riserva, sul fronte occidentale e orientale. Lo feci con entusiasmo, con senso del dovere, a denti stretti, con disperazione, tanto che mi conferirono la croce di ferro di prima classe e poi mi rinchiusero in manicomio.
Questo è il risvolto di copertina di Bollettino di Guerra di Edlef Köppen, sottotitolo Fronte Occidentale e Orientale 1914-1918, pubblicato a Berlino nel 1930, vietato e poi bruciato dai nazisti nel 1933. Si tratta di una delle migliori opere letterarie tedesche sulla Grande Guerra, e sulla sconfitta, anche più significativo di Niente di nuovo sul fronte Occidentale, di Erich Maria Remarque (pseudonimo di Erich Paul Remark), pubblicato sempre a Berlino nel 1929, ugualmente censurato dai nazisti e dai fascisti ma reso famoso dall'immediata trasposizione cinematografica americana (nel 1930; in Italia il film fu distribuito solo nel ).
Köppen non è un antimilitarista né un fautore della guerra giusta. È un giovane che parte volontario, a differenza di Remark, per attraversare l'iniziazione della guerra, e della sconfitta. Il soldato Adolf Reiseger, protagonista del suo documento-romanzo autobiografico, non muore alla fine come l'omologo eroe remarkiano Paul Bäumer ma sviluppa gradualmente un interrogativo lacerante che lo fa piombare nell'impensabile e nella follia.