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Verso la fine del 500… erano chiamati ‘still life’ i dipinti raffiguranti oggetti inanimati, ‘nature morte’ in contrasto con le raffigurazioni di persone e paesaggi animati…oggetti resi eterni dallo stato di fissità… ogni cosa fissata in un tempo tra la vita e la morte…
Si sono svolte a Roma, il 26-27 Novembre 2022, le GiornateScientifiche della SPI, a cura del Gruppo Internazionale Geografie della Psicoanalisi che da anni si raccoglie intorno a Lorena Preta, figura fondante ed ispiratrice di un gruppo di lavoro che si propone di indagare, attraverso lo sguardo psicoanalitico, come nelle differenti culture si declinano i temi centrali dell'esistenza umana.
Questa volta la sfida è considerevole poiché lo scopo delle giornate è di soffermarsi, da diverse angolature, sulla possibilità di immaginare che la vita possa in qualche modo incontrare la morte, pensarla, senza esserne annichilita. Fermarsi e pensare «… ai bordi di due processualità che sembra non tollerino di essere fissate in una presunta immobilità» (L. Preta).
Per Freud la morte non è rappresentabile nell'inconscio; è il lavoro del pensiero simbolico che la rende pensabile, riconoscibile e quindi rappresentabile. La storia stessa della civiltà inizia con l'atto della sepoltura, con il venire a patti tra un corpo che si dissolve e il bisogno tutto umano di illudersi che qualcosa possa sopravvivere.
Nella sua introduzione, Preta ci ricorda come l'essere umano possa opporre all'irriducibilità della morte solo il tentativo di addomesticare la realtà, tentando di imprimere con strumenti culturali, religiosi, filosofici e tecnologici, un segno che rimanga nel tempo e che si opponga alla brutalità delle cose, alla disgregazione certa del corpo. Epoche e culture lontane tra loro hanno espresso, con rituali anche molto differenti, il modo con cui l'essere umano tenta di venire a patti con l'impensabile,
la fine di ogni cosa, ma un elemento comune sembra legare insieme ogni essere um