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La Fondazione è un Ente del Terzo Settore, che ha tra i suoi scopi la promozione della convivenza tra diverse etnie presenti nel Nord-Est italiano e nella penisola balcanica. Ha organizzato per anni seminari psicoanalitici e convegni (nota 1), a Zagabria e anche a Kiev, ai quali hanno dato il loro generoso apporto numerosi colleghi della S.P.I.1
Nel suo Comitato scientifico sono attivi tre psicoanalisti della S.P.I.,A. Braun, P. Fonda e V. Polojaz. Inizialmente l'attuale evento prevedeva la partecipazione di psicoanalisti provenienti dalla Croazia e dalla Bosnia Erzegovina che avevano subìto la guerra trent'anni fa, in quanto non si supponeva che ci sarebbe stato un nuovo scontro bellico nel cuore dell'Europa. Lo scenario è poi improvvisamente cambiato con l'invasione russa dell'Ucraina. È stata quindi molto apprezzata la partecipazione dei due relatori ucraini.
La giornata di studio ha permesso uno scambio ricco e appassionato seguendo il modello già sperimentato in passato: mattina in seduta plenaria e pomeriggio con approfondimento in piccoli gruppi. Il confronto ha preso avvio dall'esplorazione delle dinamiche della distruttività umana e dal quesito su come e se sarà possibile affrontare e sanare in tempo di pace gli effetti devastanti di esse. Patrizio Campanile, in «Distruttività: un'intollerabile realtà» ci ha ricordato il percorso travagliato di Freud fino al riconoscimento della pulsione di morte, accanto alla necessità di concepire la natura umana nella sua complessità e senza cedere alla tentazione di sminuire la portata della componente distruttiva. La guerra in Ucraina ci ha imposto di entrare nel vivo di questa tematica dolorosa, mettendo in luce la tendenza a distorcere la realtà dell'umana distruttività. Basti pensare all'uso del termine «operazione militare speciale», coniato appositamente per negare la guerra di invasione.