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Il lavoro della trasmissione della conoscenza è un nucleo costitutivo dell'esperienza umana oltre che di quella analitica: riguarda il complesso rapporto di ciascuno di noi con le eredità ricevute, le identificazioni e le necessarie disidentificazioni e le riprese, consce e inconsce, di ciò che ci è stato lasciato (Matteini, 2021). La trasmissione della conoscenza in psicoanalisi è in special modo una questione di identificazioni e di complesse dis-identificazioni, in quanto ogni passaggio, conscio o inconscio, avviene per il tramite dell'incontro, sempre in qualche modo perturbante, con l'ineludibile alterità dell'altro. Non esiste una vera conoscenza senza un altro che ne condivida una parte con noi. L'altro è ciò che ci permette di comprendere quello che siamo, di incontrare ciò che ancora non sappiamo: la conoscenza in psicoanalisi è un sapere insieme, anche perché gli eventi psichici di cui facciamo esperienza sono fondamentalmente determinati dall'inconscio e dalle storie di due persone che si incontrano nella stanza di analisi. Potremmo dire che la conoscenza in psicoanalisi è essenzialmente un'esperienza inter-soggettiva.
Dei tre pilastri della formazione analitica l'INT della SPI ha deciso lo scorso anno di dedicare le giornate scientifiche ad un approfondimento intorno al tema della supervisione, forse fra tutte l'esperienza di apprendimento in cui più profondamente si intrecciano conoscenza ed esperienza, sapere scientifico e sentire dei sensi, logos e aistesis. Il mio compito, in questa breve introduzione agli articoli che seguiranno, è quello di evidenziare alcune questioni che attualmente ci interrogano e consegnarle poi alle sapienti menti dei colleghi che hanno accettato di approfondire la loro riflessione su questo tema, inquadrandolo in diverse cornici.