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Se un analista sta facendo un'analisi corretta, allora è impegnato in un'attività che non si differenzia da quella di un animale che indaga su cosa gli faccia paura - che fiuta il pericolo.
«Analisi reale è vita reale»: con questa frase Bion, e poi P.C. Sandler, affermano il carattere «necessario» della psicoanalisi. Si potrebbe anche dire «Vita reale è analisi reale», ovvero la psicoanalisi, quella che si realizza negli studi degli analisti, è un distillato di una funzione della mente in opera comunque nella vita.
Questo libro di P.R. Goisis e A.A. Moroni mi pare essere una esplicitazione di quanto detto sopra. Lock-mind: Due diari della pandemia è un libro di psicoanalisi reale, dove si può apprezzare l'esplicitarsi nel vivere della funzione psicoanalitica della mente, e nel racconto del vivere, la sua declinazione poetica.
Il testo è costituito da due diari: il primo, di Angelo Moroni, riguarda il divenire dell'esperienza straniante del lock-down, nel vissuto di un analista, di un uomo, sia attraverso la propria quotidianità extraanalitica, che nel «contatto», inedito nella sua forma virtuale, con i pazienti, alcuni dei quali medici impegnati ad affrontare il «nemico sconosciuto»; il secondo è il racconto dell'esperienza di un analista che si trova gettato improvvisamente nel ruolo di paziente in terapia semi-intensiva, preda del «nemico invisibile». Il guardare a queste esperienze da una posteriorità più o meno distante - a fine giornata nel caso del diario di Moroni, o in un tempo ulteriore nel caso di Goisis - rimanda a guardare l'esperienza vissuta, a raccontarla, in primo luogo raccontarsela, in un percorso «autobiografico». Come Bion nelle sue «Memorie» guarda ad un passato, in modo da «mantenere fortemente il legame con il pensare infantile e il suo linguaggio. In una speciale modalità di riflessione:
l'infanzia osservata attraverso un “tunnel temporale”» (Sandler, 1987, 274); nello stesso modo il racconto dei nostri a