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Il lavoro propone una riflessione su alcuni aspetti fortemente innovativi dell'opera di Mauro Mancia riguardanti l'estensione e la ricerca della psicoanalisi nell'incontro con altre discipline: le neuroscienze, ma anche la fisica e la biologia, e gli straordinari contributi che possono derivare dall'apertura a nuovi paradigmi epistemologici. In particolare vengono approfonditi gli studi di Mancia sulla dimensione primaria, sul ruolo del sonno come contenitore in cui si pongono le basi per la formazione di una prima forma di attività psichica, sul sogno come esperienza pre-simbolica e sulle forme di comunicazione tra madre e bambino in cui la voce materna costituisce il mezzo con il quale le parole creano i suoni che veicolano affetti. Una dimensione che rimanda al campo transferale della cura, alla co-costruzione sognante dello scenario analitico, dove gli stati affettivi proiettati nella mente dell'analista, che sollecitano la sua «capacità negativa», non possono che riguardare anche una dimensione intercorporea tra due assetti psiche-soma che realizzano stati di sintonizzazione, di interscambio e di continua contaminazione in chiave trasformativa.
PAROLE CHIAVE: Affetti, intercorporeità, neuroscienze, psicoanalisi, sogno, sonno.