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Questo denso e articolato volume contiene una raccolta di testi ispirati dalla trasposizione teatrale, per la regia di Federico Tiezzi, della novella di Arthur Schnitzler, Signorina Else . Le molteplici letture psicoanalitiche, in esso contenute, nonché i contributi di non analisti, dello stesso Tiezzi, di Anna Piletti, responsabile dei progetti educativi e culturali del Piccolo Teatro di Milano, fino all'intervista di Lepore a Renata Colorni, traduttrice del testo di Schnitzler, delineano un quadro teorico e interpretativo che mette in relazione tre aspetti perspicui della ricerca psicoanalitica: lo studio del funzionamento psichico, qui pensato alla luce della metafora teatrale proposta da Fausto Petrella ne La mente come teatro (1987, 2011); la questione femminile, impostasi come fenomeno sociale e culturale negli anni '60 del secolo scorso e ancora oggi, per molti aspetti, dark continent del pensiero psicoanalitico; la scena storica (fine della Grande Guerra, dissoluzione dell'Impero Austro-Ungarico, crollo della sua classe egemone e dei suoi valori di riferimento, forte sviluppo culturale, scientifico e artistico), motivo di ripensamenti e aggiornamenti continui per gli psicoanalisti e in cui assume particolare rilievo, nei nomi di Schnitzler e Freud, la questione ebraica.
Il tema della realtà psichica come «scena», ricorda Freud, era stato posto per primo da Fechner, che differenziava una «scena del sogno» e una «scena della vita rappresentativa vigile» (Freud, 1899, 489). Freud supera la distinzione e, in nome del punto di vista economico, ripensa la psiche come uno spazio unico, nel sonno e nella veglia. Il riferimento a Fechner ci indica la matrice scenica latente nel modello topico, che Petrella, mentore di questo gruppo d'Autori finché fu in vita, evoca e rilancia in modo originale. Lo rammenta Vanna Berlincioni Petrella nella Prefazione. Petrella pensa il teatro come il «metaforizzante principale» della mente e la mente come «una scena immaginativa consci