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Recensire un libro come Come il cervello crea la nostra coscienza non è facile per alcuni motivi. Il primo riguarda la complessità del tema, la coscienza, un oggetto che non è semplice definire da parte degli stessi studiosi. Il secondo dipende dal modo in cui l'autore, Anil Seth, noto neuroscienziato, tratta l'argomento. Il terzo e ultimo dipende da come situare le prospettive dell'autore all'interno delle ricerche neuroscientifiche, sempre più ampie e con esiti divergenti.
Rispetto a quello inglese più contenuto (Being you. A new Science of Consciousness), il titolo italiano Come il cervello crea la nostra coscienza sembra favorire l'idea che i neuroscienziati siano ora in grado di spiegare il modo misterioso in cui noi umani possiamo dirci dotati di coscienza, ma non è questa l'esperienza che il lettore ricava dopo la lettura del libro.
Il libro è diviso in quattro parti.
Nella prima l'autore tratta del «livello» di coscienza, su una scala che va dalla completa assenza di qualsiasi esperienza cosciente, come avviene nel coma, sino agli stati vividi di attenzione e presenza.
La seconda riguarda parte del «contenuto» di coscienza tra cui le visioni, i suoni, le emozioni e gli stati d'animo.
La terza parte si concentra sulla molteplice esperienza dell'ipseità cosciente, dalla percezione di essere un sé, a quella di avere un corpo o di avere una serie di ricordi personali.
La quarta e ultima parte si sofferma sul livello di coscienza degli altri animali e sull'ipotesi di costruire macchine senzienti.
Che cosa è la coscienza? Essere una creatura cosciente significa che c'è qualcosa che si prova a essere quella creatura; la coscienza riguarda prima di tutto l'esperienza soggettiva, come afferma Seth.
Per definire meglio il suo punto di vista sulla coscienza, Seth cita la teoria dello «spazio globale» di alcuni neuroscienziati secondo i quali un contenuto mentale
diventa consapevole quando accede allo «spazio di lavoro globale» distribuito anatomicamente tra le regioni fro