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Già dal titolo «Il diritto di esistere» il libro, che raccoglie il pensiero e la presenza di Lydia Pallier nella Psicoanalisi Italiana, fa sentire la sua importanza. «Il destino di certe buone eredità non è scontato», ci ricorda Bolognini nell'introdurre il testo, e la lettura di questo volume lo mostra chiaramente. Diversi analisti con i loro contributi hanno saputo rendere viva e personale la rilettura del pensiero analitico di una donna e di una studiosa della materia viva della psicoanalisi. Ne emerge un racconto che va oltre le radici lasciate dalla Dott.ssa Pallier, senza però farne un mito.
Il libro si compone di due parti e dieci capitoli. La prima parte raccoglie quattro scritti di Lydia Pallier, la seconda parte riporta la voce di sei analisti che sviluppano i temi teorici e clinici ereditati dalla stessa e dialogano con essi.
Per descrivere quello che si può trovare in questo volume vorrei riprendere l'atmosfera del quintetto musicale da camera evocata nell'introduzione di Bolognini, egli si riferisce allo studio omogeneo, ma differenziato, dei cinque colleghi e analisti che scrissero sul tema della fusionalità già nel 1988. Quella stessa atmosfera intorno a una musica non grandiosa e sinfonica, ma intima e calda, si ritrova nelle voci dei lavori che compongono il sestetto della seconda parte del volume.
Il libro, ci racconta GianCarlo Di Luzio, è nato dall'onda emotiva creata dall'assenza dell'autrice. I colleghi e allievi che si sono trovati a raccogliere l'eredità lasciata loro hanno individuato e sviluppato tre aree tematiche: prima un polo metapsicologico che unisce la formazione kleiniana di L. Pallier allo studio della Psicologia del Sé, seconda una serie di capitoli che riportano riflessioni cliniche originali, e un ultimo tema che si potrebbe descrivere come la trasmissione dell'eredità tra analisti e allievi.
Esterno a tutto il resto del volume è il racconto biografico di Lydia Pallier, tracciato dalle parole stesse dei figli. Essi ci offrono genero