You do not currently have permission to view the full text for this document. Please sign in to an account with an active subscription or contact support.
Mi sono avvicinata a questa recente pubblicazione di Astrolabio perché ho apprezzato l'intervista a uno degli autori, Matthew H. Bowker, da parte di Riccardo Galiani nel Focus su Winnicott «politico», pubblicato sul vol. 2/2022 della Rivista di Psicoanalisi. Direttore responsabile e fondatore della collana Routledge «Psychoanalytical Political Theory», Bowker mi ha incuriosita con la sua affermazione: «una teoria winnicottiana applicata delle relazioni oggettuali è una teoria politica» (Bowker, Galiani et al., p. 467) e con il suo approfondimento del concetto di ruthlessness (spietatezza) e ruthless love (amore spietato) che descrive la sperimentazione fantastica del bambino alle prese con la propria distruttività e uso dell'oggetto. Insieme al collega David P. Levine, Bowker amplia in questo libro lo studio sull'esperienza del «mondo distrutto» (il titolo originale è «The Destroyed World and the Guilty Self: A Psychoanalytic Study of Culture and Politics», Phoenix Publishing House) ma con la premessa che si tratta «non tanto della realtà di minacce mortali, quanto della convinzione che tali minacce esistano, convinzione che, sebbene confermata da eventi reali, trascende le fonti di angoscia esistenziale basate sulla realtà, mentre alimenta e modella l'esperienza che di esse abbiamo» (p. 7) e che diventa nell'accattivante titolo italiano la «fantasia del mondo distrutto», perdendo però purtroppo il riferimento al Sé colpevole.
Anche Riolo (2021) nella ricerca «Teorie psicoanalitiche a confronto - Un'indagine assiomatica» (sul numero monografico della Rivista di Psicoanalisi, vol. 2021/4) ha riassunto come in Winnicott a costituire l'unità «non è l'individuo, ma l'organismo individuo-ambiente» e ha sottolineato la sua riformulazione, per cui «nella teoria ortodossa è presente l'assunto che l'aggressività è reattiva all'incontro con il principio di realtà, mentre invece è la spinta distruttiva a creare la qualità dell'essere esterno» (p. 955).
In Levine e Bowker, la fan