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La 36a edizione del Congresso delle Federazione Europea di Psicoanalisi dal titolo «ILLUSIONS» si è svolta dal 24 al 26 marzo a Cannes, meta inattesa dal momento che in origine l'evento avrebbe dovuto avere luogo a Nizza, ma molto gradita dai partecipanti che per l'occasione hanno potuto calpestare il famoso red carpet del Palais des Festivals. Se da un lato la cornice che da anni celebra il mondo cinematografico ci porta a indugiare sugli aspetti più creativi e artistici in tema di illusioni, dall'altro la presentazione del presidente della FEP Heribert Blass invita ad un'atmosfera di riflessione che faciliti il pensiero analitico sull'illusione in associazione ai traumi e alle crisi globali di dolorosa attualità. Blass tratteggia l'uso del concetto di illusione in ambito psicoanalitico partendo dal lavoro di Freud del 1927 «Il futuro di un'illusione» e le successive trattazioni dell'autore («La civiltà e i suoi disagi» , «Perché la guerra?», ), accenna poi ai contributi di Marion Milner e Donald Winnicott che in maniera complementare descrivono il ruolo dell'illusione come sostegno allo sviluppo. Sebbene questo sia l'aspetto che viene maggiormente evidenziato nella letteratura psicoanalitica, Blass non manca di sottolineare come le illusioni siano anche qualcosa da cui è necessario potersi allontanare per crescere e ricorda che «ci sono linee sottili tra allucinazione, delirio, disillusione e illusione». L'invito finale a interrogarci su come il tema dell'illusione si declini all'interno dei propri modelli analitici e la possibile relazione con la crisi e i conflitti che dominano questo periodo storico, rappresenta l'asse su cui si sono articolati gli interventi che abbiamo potuto ascoltare nel corso dell'intera conferenza.
«Il paradosso delle illusioni nello sviluppo infantile. Distruzione dell'esistente e cambiamento catastrofico, realizzazione del desiderio o aggrapparsi alle rovine del passato» è il titolo della relazione di Michael Günter (German Society) ch