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La giornata, a cui partecipano 137 persone, si apre con la presentazione del testo di Alberto Sonnino «La cura psicoanalitica dei casi complessi. Psichiatria, setting psicoanalitico» in cui l'autore fornisce paradigmi per una teoria della tecnica nel trattamento dei casi complessi.
Alessandra Balloni, per rappresentare l'evento, sceglie un'immagine tratta dal film giapponese del 1926, «Una pagina di follia», che racconta la storia di una donna ricoverata dopo aver ucciso il suo bambino. Nel tentativo di ricercare un filo che attraversa l'umano, introduce così i relatori e il saggio di Winnicott che verrà esplorato da due psicoanalisti considerati fra i maggiori esperti internazionali del suo pensiero: Vincenzo Bonaminio e Lesley Caldwell.
Vincenzo Bonaminio ci conduce per mano nel saggio di Winnicott, La pazzia della madre che appare nel materiale clinico come fattore ego-alieno e mostra i minuziosi movimenti dell'analista al lavoro. L'articolo mette il lettore nella condizione di comprendere il processo mentale dell'autore e la sua capacità di attendere che il materiale clinico porti conferma alle sue ipotesi. Si tratta di una sola seduta e di un'unica interpretazione a cui Winnicott approda per tentativi ed errori.
Dal gioco con gli scarabocchi emerge l'elemento «buffo», quello «strano», determinante pre-concettuale che orienta l'osservazione clinica di Winnicott e rivela ciò che Bollas chiama la «natura percettiva delle teorie» e che Bonaminio ha definito nei termini della loro «derivazione clinica».
Il bambino, di nome Mark, disegna un piccolo segno incomprensibile al lato dello squiggle (scarabocchio) e Winnicott guidato dalla sua intuizione clinica, gli domanda cosa sia. Mark, risponde che si tratta di un segno (mark) e quindi di un niente. Una prima ipotesi interpretativa dell'autore prende forma: il bambino Mark si sente un niente, ma Winnicott attende altri sviluppi clinici.
Mark inizia a parlare di un treno e di come questo a volte debba fermarsi su un side tra