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Il lavoro esplora la rottura dell'ordine in varie situazioni, lasciando gli individui vulnerabili a forze non organizzate, come le macchine da guerra e i trafficanti di esseri umani, con conseguente disumanizzazione di massa. Concentrandosi sul campo dei rifugiati, esamina i discorsi alienanti che circondano il trauma e la negligenza della società nei confronti degli individui traumatizzati, sottolineando le gravi conseguenze per le generazioni future. Lo studio analizza come la psicoanalisi possa mediare i processi regressivi a livello individuale, di gruppo e di società. Introduce una concettualizzazione di una terza posizione nel lavoro clinico psicoanalitico, sottolineando la necessità di ancorare la simbolizzazione e il lavoro attraverso un discorso culturale comune. Il modello proposto ripensa la traumatizzazione, includendo le relazioni diadiche, corporee, affettive, di gruppo, familiari e culturali, fornendo un quadro di riferimento per la comprensione e l'elaborazione delle atrocità e della traumatizzazione collettiva a livello individuale e sociale. Vengono presentati esempi clinici a titolo illustrativo.
PAROLE CHIAVE: Conflitto sociale, cultura, psicoanalisi, rifugiato, traumatizzazione.