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Nella lettera a Ferenczi del maggio 1919 Freud annuncia di riprendere durante l'estate un vecchio manoscritto lasciando riposare la stesura della sua prossima opera di Al di là del principio di piacere che vedrà la luce nel 1920. Egli utilizza le parole seguenti: «…Ho ripreso quel nonnulla sul perturbante», nasce così il Perturbante (Das Unheimliche). Questo «nonnulla» rappresenta un formidabile lavoro che condensa l'apporto di teorie abbozzate in opere precedenti, come ad esempio l'animismo in Totem e Tabù (1912-13) o la coazione a ripetere in Al di là del principio di piacere (1920). Ma che cos'è dunque il perturbante? È «quella sorta di spaventoso che risale a quanto ci è noto da lungo tempo, a ciò che ci è familiare» (1919, 82). Il motore della riflessione freudiana scaturisce dal saggio di Jentsch (1906) nel quale il perturbante è associato a personaggi del racconto fantastico di Hoffman, L'uomo della sabbia (1816). Freud si concentra soprattutto sull'analisi psicoanalitica di questo racconto e approfondisce il meccanismo della rimozione a partire dall'osservazione di Schelling riguardo a ciò che «avrebbe dovuto rimanere segreto, nascosto e che è invece riaffiorato» (1919, 86).
Sono lieta di poter introdurre questo focus della Rivista su alcuni lavori presentati al XVI Colloquio Italo-Francese, il 10 e 11 giugno 2023 a Napoli, sul tema del perturbante, nell'elegante e accogliente cornice del Palazzo Alabardieri. Questo Colloquio realizzato a distanza di quasi 10 anni dal precedente, è stato frutto di un intenso lavoro congiunto tra le nostre due società, e in particolare con Sabina Lambertucci Mann già organizzatrice di edizioni passate del Colloquio. Si tratta di eventi - come lei ricorda nella sua introduzione ai lavori della mattinata - iniziati negli anni Novanta, su iniziativa di Gilbert Diatkine, allora segretario scientifico della SPP. L'incontro delle due società psicoanalitiche è anche l'incontro di due paesi, di due lingue psicoanalitiche allo scopo di