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Questo nuovo e bel libro di Goriano Rugi si inserisce in quel vasto e fertile territorio di ricerca che si occupa degli sviluppi che l'opera di Bion ha impresso al pensiero psicoanalitico contemporaneo. A partire dai lavori aurorali e iniziatici di Meltzer - che dedica il terzo volume de Lo sviluppo kleiniano al pensiero bioniano- e di Grinberg, Sor, Tabak de Bianchedi - che hanno steso una paradigmatica Introduzione al pensiero di Bion- tanto nel panorama italiano come in quello internazionale, sono e sono stati molteplici i contributi che hanno permesso di comprendere la portata rivoluzionaria degli spunti offerti dal pensiero bioniano nell'integrare una prospettiva (O)ntologica a quella Epistemologica che, sin dalle sue origini, aveva prevalso nelle formulazioni del pensiero freudiano e kleiniano (è senza dubbio significativo che Neville Symington abbia confidato a Chris Mawson (2019) che Bion aveva scelto la lettera «O» per indicare la verità assoluta sulla realtà ultima intendendola come simbolo dell'«ontologico»).
In Italia, solo per citarne alcuni, basti pensare ai contributi di Michele Bezoari, Pertenope Bion, Giuseppe Civitarese, Antonio Ciocca, Francesco Corrao, Tiberia De Matteis, Antonino Ferro, Eugenio Gaburri, Fabio Galimberti, Silvio Merciai, Claudio Neri (Manica 2021, 2022). Mentre nel panorama internazionale non si possono dimenticare il The W.R. Bion Tradition, curato da Howard Levine e Giuseppe Civitarese; il Bion 365 Quotes di Nicola Abel Hirsch; il Reading Bion di Rudi Vermote; nonché i due Dizionari dell'opera di Bion, redatti rispettivamente da Rafael López Corvo e da Paul C. Sandler.
È dunque con grande coraggio e con grande competenza che Goriano Rugi offre il suo contributo e lancia la sua sfida ad andare oltre a quanto è già stato detto sul pensiero di Bion, per coglierne nietzschianamente l'inattualità e la creatività.
Bion, ci dice l'autore, va continuamente interrogato perché continuamente ci interroga, e non dobbiamo mai accontentarci di