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La mente sulla linea del fuoco è il tema che l'IPA ha scelto per il suo 53° congresso invitando gli psicoanalisti di tutto il mondo - con la ricchezza delle molteplici differenze linguistiche e culturali - ad uno scambio profondo sulle radici e l'impatto dei traumi globali. La sfida è l'individuazione di quei fattori psicologici, sia individuali che di gruppo, che si stanno rivelando potenti attivatori della sofferenza mentale nella nostra società e la valutazione del tipo di impatto che hanno sulla mente individuale e collettiva, così come sul processo analitico. Oggi più che mai è fondamentale identificare le angosce che percorrono la nostra cultura affinché sia possibile mettere in atto un cambiamento positivo.
A conclusione del Congresso di Londra nel 2019 nessuno aveva idea di cosa sarebbe successo da lì a poco: una pandemia, una guerra in Europa, il rapido incremento di eventi catastrofici legati ai cambiamenti climatici, l'aumento della disparità economica, gravi minacce alla democrazia: un periodo senza precedenti di minacce esistenziali.
Come scrive Bollas in una sua recente pubblicazione su questa epoca di «smarrimento», stiamo assistendo anche ad una significativa trasformazione nel modo di definire il nostro Sé, per via di un «cambiamento del clima intellettuale» in cui riflessività e introspezione sono state soppiantate dalla connettività istantanea. Questo cambiamento ha raggiunto il suo apice nell'attuale dilagare della psicofobia: un rifiuto delle psicologie del profondo che hanno spianato la strada alle scelte fondate sull'odio. Stiamo assistendo alla comparsa di potenti ondate di violenza «non umane» determinate dal razzismo, dal sessismo, dall'omofobia e tutte quelle forme di estrema alterità che nascono da una forte perdita di fiducia nei valori umanistici. Come se certi assiomi, rimasti assopiti per lungo tempo come modo di pensare inconscio, risorgessero quando i tempi divengono propizi. Per garantire un'attenzione costante e necessaria alla dive