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L'autore nel lavoro sviluppa delle riflessioni sull'uso dei dispositivi elettronici all'interno delle sedute a partire dall'analisi di un bambino dello spettro autistico. Vengono individuate due specifiche qualità dei dispositivi elettronici, la possibilità di immersione in un flusso di immagini e di percepire l'esperienza di contenimento sensoriale dello schermo. Riprendendo Anzieu, vengono accostate queste caratteristiche alle qualità che deve possedere l'involucro psichico per ripararci dall'eccesso di stimoli esterni e interni e contemporaneamente per creare immagini al servizio della funzione alfa. L'analista, osservando le immagini in silenzio insieme al paziente, accetta di fungere da oggetto-sfondo, per mettere poi la sua reverie a disposizione del paziente. Questo processo, nelle situazioni in cui vi è un deficit nella capacità di raffigurazione, permette al paziente di slanciarsi verso il registro simbolico.