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Il collega Andrea Scardovi ci presenta un caso che ben si presta ad un confronto teorico clinico tra colleghi. È un caso propriamente analitico che, di questi tempi, usiamo definire «classico». L'analizzando è un adulto in analisi a cadenza trisettimanale da cinque anni. Giulio, giovane pediatra, inizia la sua analisi per «alcune difficoltà relazionali legate alla sua impulsività». Tali difficoltà emersero in una precedente psicoterapia e richiedevano un lavoro «più approfondito», da qui l'invio e l'inizio di un'analisi. Sin dalle prime sedute l'analista può notare il contrasto tra i toni garbati e una forma verbale aggressiva che, saltuariamente, caratterizza la comunicazione di Giulio con l'analista. Considererei tale contrasto, e in particolare la sensibilità controtransferale dell'analista nel coglierlo, come elemento conflittuale centrale del frammento che qui mi accingo a commentare.
Scardovi ci presenta in modo molto chiaro e fluido tre sedute di una settimana, che definisce «difficile», del terzo anno di analisi e che riguardano le dinamiche dei transfert, l'ambiente nel quale vive la psicoanalisi. Tuttavia, a me ha colpito molto il sogno, del quale l'analista ci parla nell'introduzione del suo testo, che riguarda il primo anno di analisi. Essendo questo l'unico sogno di Giulio presente nello scritto evidentemente è significativo per l'analista e dunque ne riporto il testo.
Nel sogno Giulio «si trova in un luogo di vacanza con due persone molto diverse tra loro. Una ha un'ideologia militaresca, opposta alla sua, e averla sognata lo inquieta. L'altra è una figura cara con cui decide di cucinare qualcosa insieme. Mentre lavorano cadono inavvertitamente briciole e spezie e si preoccupa che queste
ultime possano nuocere a dei gattini che nel frattempo si sono avvicinati». Scardovi propone a Giulio l'interpretazione del sogno «come la sua preoccupazione che piccoli eventi fortuiti [briciole e spezie], forse anche le libere associazioni che fa in sedu