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Nel 1997 Deep Blue fu il primo computer a sconfiggere l'allora campione mondiale di scacchi Garry Kasparov. Oggi nuove tecnologie intelligenti apprendono mentre processano enormi quantità di dati, imparano a scrivere e a creare immagini. Saranno un domani capaci di elevarsi a vere e proprie forme di vita instaurando nuove relazioni con l'ecosistema?
Al centro di questo progetto artistico vi è un percorso evolutivo immaginario dove le macchine imparano a interagire e a convivere con la natura. In questa partita ogni essere vivente deve adattarsi, sviluppare altre strategie per sopravvivere e collaborare al fine di preservare tutto ciò che è vitale per esistere domani. Queste forme di vita ibrida, figlie della simbiosi perfetta tra biologia e tecnologia, delineano l'inizio di una nuova era per il nostro pianeta.
Si tratta di un lavoro di natura post-fotografica dove l'analogico e il digitale, proprio come l'organico e l'artificiale, si connettono intimamente: un erbario fantastico ispirato alle micrografie scientifiche e al celebre lavoro della botanica e fotografa Anna Atkins.
Il progetto prende corpo attraverso una collezione di illustrazioni generate con strumenti di intelligenza artificiale (text-to-image generative models) e stampate tramite un'antica tecnica fotografica dell'Ottocento ai sali di ferro, la cianotipia. Immagini sintetiche, generate da astratti meccanismi di calcolo, riscoprono le loro radici fotografiche grazie all'interazione con luce e materia. Queste illustrazioni,
situate al confine tra scienza e fantasia, narrano l'evoluzione del silicio alla ricerca di nuove funzioni biologiche e relazioni con il mondo fisico.
Deep Blue è la sintesi del mio percorso, dove gli studi della neurobiologia si alternano alla sperimentazione artistica. L'uso di antichi procedimenti di stampa fotografica su immagini generate artificialmente mi ha condotto alla creazione di un immaginario visivo bio