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Libro interessante, ricco e complesso, che merita, oltre all'esposizione dei contenuti, un confronto che tenga conto dell'ampiezza dei panorami esplorati e delle prospettive da sviluppare. Certo non è facile lavorare sul nucleo caldo dell'apparato psichico in cento pagine. Ma l'Autore non ha voluto sottrarsi al soffio dell'ispirazione e prende le mosse, nell'introduzione, dall'ingerenza dell'«universo neuroscientifico e psicologico comportamentale», quando questo viene utilizzato in sostituzione della teoria specifica della psicoanalisi, per intraprendere una rivisitazione dei suoi fondamenti.
Piace al recensore cambiare l'ordine dei capitoli, e seguire l'ordine cronologico della loro progettazione, iniziando dal secondo capitolo, per terminare con il primo.
Si inizia con lo studio della metapsicologia, la teoria che ci porta - per come disse Freud - dietro alla coscienza e «ritrova, in affetti negativi, oscuri e disorganizzanti, quali l'angoscia e il disagio, il punto di mobilizzazione della vita psichica» (24). Siamo al nocciolo del reattore psichico, dove il problema è come utilizzare un'energia, che diversamente non solo disorganizza l'individuo ma lo priva della possibilità di impiego delle proprie energie vitali. È qui che opera la funzione di attrito dell'Io, la Versagung, tradotta ufficialmente come frustrazione, della quale Contardi propone invece il termine di «rifiuto», con il quale si avvia «il movimento della mutazione dell'apparato stesso dall'atto di desiderio all'atto di pensiero, prototipo di tutte le trasformazioni che proteggeranno la differenziazione progressiva dell'essere umano» (31). Il capitolo racconta queste vicende e le loro difficoltà. Il percorso è riassunto nel celebre «wo Es war, soll Ich werden» e da una citazione di Francesco Corrao, che anticipa i contenuti del libro.
Il capitolo successivo, il 3°, è dedicato alle «Trasformazioni oniriche e al disagio della civiltà». «L'esercizio psicoanalitico persegue e sconta a un tempo il lavoro de