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Il numero corrente ha una caratteristica un po' diversa dagli altri numeri che hanno comportato la presenza di più Focus e rubriche insieme ai lavori valutati in peer review. In questo caso il numero si presenta in due parti: la prima consistente in cinque lavori che propongono approfondimenti di diversi contesti teorici o teorico-clinici, mentre la seconda ospita un Focus specifico su tematiche relative al metodo ed al confronto tra modelli epistemologici.
Ad una prima lettura sembrerebbe che le due parti siano distinte e in realtà questo corrisponde all'organizzazione del numero; proporrei, però, di leggere il tutto in modo consequenziale, ricercando connessioni e articolazioni in termini mirati tra teorie, clinica e modelli di conoscenza.
Infatti, i cinque lavori iniziali, se letti attraverso una lente più ampia, ci pongono di fronte ad una complessità di modelli e di punti di vista che necessitano di essere messi in relazione l'uno con l'altro, cogliendo le differenze e gli elementi in comune oppure gli aspetti compatibili e/o incompatibili.
Il lavoro di Nelly Cappelli “Fabio, che aveva paura di pensare. Considerazioni su psicofobia. Posizione psicofobica centrale e ricordi indomati” propone un'analisi, a partire da un approccio metapsicologico, centrata su un caso clinico di un paziente caratterizzato da un pensiero ‘concreto’ e difficoltà di mentalizzazione. Nel percorso analitico l'autrice ha dovuto far fronte a sentimenti di noia e sconforto per poi, attraverso un attento lavoro controtransferale, ponendosi in una condizione assimilabile a quella del ‘soccorritore’ (Freud, 1895), consentire nel tempo di fare emergere forme di pensabilità tali da avviare, in modo molto graduale, una se pur flebile possibilità di trasformazione.
Un'analoga forma di tenuta dell'analista di fronte alla sofferenza psichica in situazioni molto particolari viene ben trattata da Riccardo Chiarelli nel suo lavoro “Il perturbante evocato dalla cecità”. L'autore riporta alcune esperienze m