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Non è impresa da poco affrontare l'impegnativa immersione nel libro di Francesco Napolitano La Scuola di Freud sottosopra, di cui il sottotitolo prospetta, forse ingannevolmente, un'univoca chiave di lettura. In realtà, l'intento enunciato - ciò che la storia della psicoanalisi dice alla psicoanalisi e viceversa - rilancia l'intrigante ambiguità del titolo adombrando molteplici significati che sarà l'inoltrarsi nel testo a svelare. Ma solo in parte, perché parafrasando il sottotitolo, penso vi sia molto di non detto o di implicito, che sta ai lettori sviluppare. Il libro si incentra su un frammento di quell'eccezionale documento costituito dalle Minutes of the Vienna Psychoanalytic Society1. Si viene così immessi in uno spaccato di storia delle origini, non relativo alla nascita della psicoanalisi che vanta ben più di un decennio, bensì di un momento storico di svolta che sta molto a cuore all'autore intercettare: il passaggio, riflesso nella variazione di nome/omen dalla Società psicologica del mercoledì alla Società Psicoanalitica di Vienna, con debutto ufficiale come Associazione Internazionale al Congresso di Norimberga . È l'embrione, intriso di dilaceranti conflitti, di un transito, gravido di conseguenze, da gruppo eterogeneo a Istituzione, osservato con la lente di ingrandimento che ne evidenzia una trama i cui orditi sono rintracciati con impareggiabile acume. Nel focus prescelto si ravvisa la consueta passione per l'approccio storico che si coniuga al tema della trasmissione, già esplorato attraverso il contrasto tra forma orale e scritta nella consegna transgenerazionale del sapere .
Come è noto, si deve a Otto Rank la stesura dei verbali delle serate postcoenam in via Berggasse 19, sulla cui ritardata pubblicazione l'autore avanza graffianti ipotesi
I verbali delle riunioni custoditi da Freud furono, al momento dell'esilio, affidati a Federn a futura memoria. Questi li portò con sé nell'esodo americano lasciando come disposizione testamentaria al figlio
I verbali delle riunioni custoditi da Freud furono, al momento dell'esilio, affidati a Federn a futura memoria. Questi li portò con sé nell'esodo americano lasciando come disposizione testamentaria al figlio