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Ne «L'uso di un oggetto» D. Winnicott si interroga sui rischi di inefficacia e interminabilità dell'analisi, e sui modi per modificare il nucleo psicotico sottostante strutture schizoidi, narcisistiche e borderline. L'A. mostra gli effetti del controllo onnipotente, e il significato dei concetti di distruzione potenziale e di sopravvivenza dell'analista. Egli illustra la rilevanza del transfert paterno nelle dinamiche dell'uso dell'oggetto, e come l'incontro tra la distruttività potenziale del paziente e la capacità dell'analista di rispondere attraverso la propria soggettività temperata, permetta al paziente di fare esperienza dell'analista come oggetto vivo e reale. Due le funzioni psichiche riconducibili ai processi dell'uso: la costituzione della capacità del paziente di sviluppare il proprio senso di essere reale e l'instaurarsi di un'interazione e oscillazione tra processi creativi e processi distruttivi.