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Con questo scritto intendo offrire uno spunto di riflessione sulla questione dei resoconti clinici, in particolare quelli degli allievi in supervisione. Il titolo «La mancanza della glossa (commento che spiega, circostanzia)» indica quanto sia necessario che i protocolli delle sedute riportino in modo ampio e fedele tutta una serie di informazioni concernenti i percorsi mentali che l'analista in seduta compie durante l'ascolto della narrazione del paziente, percorsi che poi lo porteranno eventualmente a formulare un intervento. D'accordo con Spence, ritengo che l'assenza parziale o totale delle glosse possa comportare una lettura del testo clinico da parte del terzo eccessivamente condizionata dalle glosse di quest'ultimo, andando così a costruire una interpretazione del testo che può essere anche molto lontana dal materiale grezzo presentato. Insomma, rendere esplicito il significato di ogni osservazione consente al lettore di conoscere il paradigma che ha organizzato le interpretazioni dell'analista, evitando, almeno in parte, quella confusione interpretativa cui spesso assistiamo.