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La dimensione del migrare è una componente intrinseca del soggetto umano e non un'eccezione: la non stanzialità fa parte dell'inconscio come spinta al distacco dal luogo delle origini e a entrare a fare parte di nuove comunità. Per comprendere le emozioni che si scatenano e si ripetono nelle tragiche vicende della migrazione, è necessario approfondire le dinamiche che si sviluppano nei primi incontri con l'alterità, nella relazione madre-neonato, secondo la lezione di Winnicott. Due esemplificazioni cliniche illustrano la resistenza a entrare in contatto con un'estraneità potenzialmente mortificante e l'esigenza di connessione con qualcosa di primitivo genuino dentro di sé invece di qualcosa di estraneo a cui adattarsi. Nella seconda parte vengono descritte metodologia e esperienza clinica dei gruppi esperienziali con i tutori di minori stranieri non accompagnati, secondo la lezione di Bion, in particolare l'impatto emotivo vissuto dai tutori e la complessità del costruire connessioni e ponti nel mondo interno e nel mondo esterno di operatori e ospiti.