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Più di vent'anni fa, come autore di un libro sulla vita e sul contributo alla psicoanalisi di Karl Abraham, avevo scritto: «Ritengo importante esprimere il mio personale dispiacere per il fatto che ancor oggi non sia possibile leggere in italiano il carteggio Freud-Abraham nonostante esistano da molto tempo le edizioni in inglese, in francese e in tedesco. È difficile comprendere le ragioni per le quali alcuni epistolari importantissimi, sia dal punto di vista storico sia da quello scientifico come quello di Abraham, attendano ancora una loro pubblicazione in italiano mentre, invece, epistolari minori, che appagano la nostra curiosità per la vita e l'ambiente in cui viveva Freud, ma che risultano senza particolare importanza per la storia del pensiero analitico, sono da molto tempo accessibili» (De Masi, 2002, 58).
Per questo motivo sono davvero felice che la casa editrice Alpes abbia colmato questa lacuna con la pubblicazione dell'edizione integrale, di cui faccio volentieri la recensione.
I colleghi Mario Bottone, Riccardo Galiani e Francesco Napolitano hanno fortemente voluto la stampa di questo volume, tradotto da Stefania De Lucia, e ne hanno curato l'edizione.
Si tratta di un grosso volume (le sole lettere occupano 600 pagine, cui si aggiungono un corposo apparato bibliografico e un utile indice biografico delle persone che compaiono nel testo). Le lettere sono molte perché Freud e Abraham avevano una fittissima corrispondenza, quasi quotidiana, facilitata da un ottimo servizio postale tra Vienna e Berlino, tanto veloce da preoccupare i due colleghi quando si verificava anche un breve ritardo nella consegna delle loro lettere.
La lettura di questo epistolario, dal ritmo serrato e ricco di grande spessore umano, affascina anche perché pieno di humor, con il quale i due autori descrivono il narcisismo dei colleghi e degli oppositori della psicoanalisi.
Spero che il lettore non si lasci spaventare dalla mole di questo epistolario, data la gradevolezza e l'arguzia dei