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Nel 1938, Freud scriverà: «Fin troppo sovente filosofia e letteratura si sono gingillate con l'inconscio, mentre la scienza non sapeva che farsene. La psicoanalisi si è impadronita di questo concetto, lo ha preso sul serio e gli ha dato un nuovo contenuto»1 (146).
Nelly Cappelli, autrice di contributi metapsicologici importanti, in Freud e la psicoanalisi: una passione indomata è una ‘bambina’ presa per mano da Freud e accompagnata - mentre lei stessa accompagna il lettore - «lungo sentieri tortuosi, in cui è faticoso tenere il passo dell'autore. Può essere frustrante quando, con franchezza, egli ci informa che quella via non porta a niente, che bisogna tornare indietro e scegliere un altro percorso, magari appena intravisto, poco prima, ma non ancora esplorato. Spesso, dopo aver imboccato la strada maestra, ci si accorge che anche il sentiero sbagliato aveva, comunque, un suo senso e averlo seguito non è poi stato inutile perché ha contribuito a far luce su qualche aspetto del tema che ci eravamo proposti di studiare» (243).
Questa la prima delle molte ragioni per le quali penso che questo libro vada comprato, letto, riletto, sottolineato e tenuto con cura nella biblioteca dello psicoanalista o aspirante tale (ma, senz'altro, anche di qualunque lettore appassionato di Psicoanalisi e di storia della Psicoanalisi), collocato accanto alle preziose enciclopedie psicoanalitiche di Laplanche e Pontalis (1967) e di Hinshelwood (1989).
Infatti Freud e la psicoanalisi si può leggere sia continuativamente, dalla prima all'ultima pagina, sia consultandolo per temi, avendo Cappelli organizzato la ‘narrazione’ seguendo - come nelle O.S.F. - l'ordine cronologico delle pubblicazioni freudiane. Ma con una ‘marcia in più’: il lettore è condotto, a ritroso e in avanti, a seguire per ogni tema trattato le tracce che ne determinano l'evoluzione: «Non avendo assistito alle sue lezioni, cerchiamo di imparare da come scriveva, da come ragionava. Ho fatto la fantasia […] che l'incedere di Fr