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La 37° edizione del congresso della Federazione Europea di Psicoanalisi dal titolo “IDENTIFICATIONS” si è svolta dal 22 al 24 marzo a Firenze. Quest'anno si è verificato un fatto senza precedenti: pur prevedendo fin dall'inizio un alto numero di partecipanti, il comitato organizzatore ha dovuto chiudere anzitempo le iscrizioni (dopo aver ampliato al massimo la capienza fino a circa 1200 iscritti), non potendo più assicurare uno spazio adeguato.
Che cosa l'avrà determinato? Siamo ancora dentro la fase post-pandemica con l'esplosione del turismo in qualsiasi forma? È dipeso dall'attrattiva della città di Firenze? Probabilmente sì, ma forse anche dalla felicità di incontrarsi tra analisti di tutta Europa. Tale era il piacere che si respirava nelle varie sessioni e negli scambi informali ed amicali. Una bella sensazione, soprattutto se riferita ai tempi storici che stiamo vivendo.
Il titolo del congresso era ‘Identificazioni’, argomento che si presta a molte applicazioni e riflessioni sia teoriche che cliniche, essendo l'identificazione un concetto centrale sia nella teoria che nella pratica clinica e che riguarda in modo trasversale sia processi fisiologici che patologici dell'individuo. E infatti i contributi scientifici e i punti di vista sono stati innumerevoli.
Ad aprire i lavori del congresso è stato Herbert Blass, presidente uscente della FEP e prossimo presidente IPA. Il tema dell'identificazione, come ha ricordato Blass, si collega in modo naturale a quelli delle recenti conferenze delle FEP - realtà, ideali, illusioni - nelle cui sessioni plenarie e tavole rotonde il termine identificazioni è emerso con molta frequenza e con una varietà di significati e implicazioni.
Svariati sono gli interrogativi, dice Blass, che ruotano attorno ai lavori della Conferenza. Tra questi: «Come lavorano oggi gli analisti su questo tema centrale nell'opera di Freud e come riflettiamo sulle differenze tra identificazioni primarie ed edipiche? Cosa può offrire il processo psicoanalitic