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In data 9 marzo 2024, organizzato dal Centro di Psicoanalisi Romano, si è svolto un seminario dal titolo “Il ruolo dell'interocezione nella percezione di sé e dell'altro” tenuto da Francesca Ferri e Anatolia Salone, di cui è stato chair Giuseppe Moccia. È stato un incontro molto interessante e ricco di spunti di riflessione.
Giuseppe Moccia ha introdotto l'argomento nella sua importanza di scambio interdisciplinare, nell'ottica di una naturale alleanza tra psicoanalisi e neuroscienze.
Prendendo la parola, Anatolia Salone ha esposto in modo molto chiaro la sua relazione, partendo dalla descrizione del concetto di interocezione, postulato già nel 1906 da Charles Sherrington, quale campo di ricezione degli stimoli nervosi, insieme all'esterocezione e alla propriocezione. Superando una visione classica dell'interocezione come percezione viscerale funzionale al mantenimento dell'omeostasi, grazie all'avanzamento delle riflessioni e delle ricerche neuroscientifiche, soprattutto nel campo delle emozioni, attualmente tale concetto è associato alla più ampia concezione della allostasi. Piuttosto che ipotizzare che il cervello tenti di far rimanere i sistemi interni entro un range di parametri (ad esempio il range della temperatura corporea) e che entri in azione solo quando il sistema devia da tali parametri, si ipotizza anche la sua funzione di generatore di inferenze predittive che anticipano i bisogni metabolici, preparando l'organismo a soddisfarli. In tal senso, l'interocezione avrebbe la funzione di preparare il milieu interno permettendo l'allostasi, la quale promuoverebbe i cambiamenti corporei in relazione ai feedback ricevuti dall'ambiente esterno. Quindi un sentire, integrare e interpretare i segnali corporei, per agire di conseguenza. L'interocezione crea una consapevolezza interna soggettiva che costituisce il sé e il rapporto tra il sé e l'altro da sé.
Antonio Damasio (1994, 2003) postulando la presenza dei background feelings, un “sentire” derivante dagli stati c