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Paolo Fabozzi propone al lettore i riverberi della sua esperienza clinica1, che hanno suggerito un personale incontro con il pensiero di Winnicott. Sostenuto dalla stimolante sensazione di prossimità, l'Autore rivisita il tragitto dell'analista inglese, accostando a esso il risultato del suo lavoro clinico, dispiegando margini, il progetto di aprire nuovi spazi di esperienza e pensiero (16).
Nei primi due capitoli Fabozzi ricorda il percorso che ha consentito a Winnicott di riconoscersi nella creativa costruzione di modelli psicoanalitici nuovi e inattese teorie, accompagnando per una parte del tragitto l'iniziale avventura psicoanalitica della Klein, da cui prenderà poi le distanze, muovendosi nella direzione di una silenziosa rivoluzione.
Paolo ricostruisce, servendosi di diversi materiali, contributi clinici e teorici, lettere, vicende “controverse,” l'irruente ingresso della nuova psicoanalisi kleiniana, affidata alle sue contestate, clamorose innovazioni, l'analisi infantile e il linguaggio analitico del gioco, l'incontro con le disorganizzazioni difensive degli stati psicotici, ove viene colta, attraverso la nuova, fondamentale, rinnovata concezione e uso del controtransfert (Klein, 1958), l'importanza dei processi di scissione, diniego e onnipotenza (Rosenfeld, 1971).
Da questi temi, dall'esplorazione del mondo psicotico, dalle esperienze con la sofferenza infantile, nascono le nuove proposte teoriche della scuola kleiniana, su cui si sofferma Winnicott, per poi andare oltre, attraverso rinnovate ipotesi di incontro con il naturale sviluppo precoce (cap.3).
Teorie innovative, costruite intorno al costante contatto con mamme-conbambino e confermate dall'esperienza analitica quando consente di verificare il fallimento della naturalità del percorso di sviluppo nel paziente.