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«Lontano è il reale ed estremamente profondo.
Nessuno ne verrà a capo»
Sono passati quarantacinque anni dall'uscita dell’11° volume curato da Musatti delle Opere di Sigmund Freud , che contenevano, tra gli altri, gli ultimi due saggi freudiani pubblicati ancora in vita, scritti quasi contemporaneamente, Analisi terminabile e interminabile e Costruzioni nell'analisi (1937). La traduzione era di Renata Colorni, ma Musatti si avvalse inoltre della collaborazione di Herma ed Elvio Fachinelli, Elio Veltri, Pier Cesare Bori, Laura Schwarz e dello stesso Paolo Boringhieri, realizzando un «capolavoro complessivo del testo freudiano, di tessitura intertestuale, di unificazione e “ripulitura” dei linguaggi» dai «molti ciarpami […] che infestavano […] il sottobosco peri-psicoanalitico» (Barale, 2024, 9).
Perché, allora, proporre con una nuova traduzione e nuovi commenti un'altra edizione di Costruzioni, un testo tanto lucido quanto complesso, che pare teso a cimentare la psicoanalisi in un estremo esercizio di verità? Una sfida temeraria per il traduttore e curatore, Francesco Barale.
Barale spiega che i temi affrontati con chiarezza cristallina da Freud in questa breve opera della tarda età, un gioiello nella forma e nel contenuto, rappresentino un legato scientifico che non è stato ancora completamente sviscerato, nonostante l'imponente messe di studi psicoanalitici a esso dedicati. Forse solo ora, dopo un secolare e incessante lavorio di riflessione, accompagnato dalla notevole crescita della scoperta freudiana, si possono «recuperare alcuni aspetti evidentemente presenti […] e in parte messi in ombra;” punti cruciali, che hanno dato l'avvio a importanti sviluppi successivi (Barale, 2024, 11; corsivo suo). Cercando tuttavia di evitare di «sovra-interpretare,” cioè di cadere in quel tranello epistemologico in cui tanto spesso incorre lo studioso che esamina la materia del passato inforcando le lenti del
presente. Insomma, come scrivevo all'inizio, un'operazion