You do not currently have permission to view the full text for this document. Please sign in to an account with an active subscription or contact support.
Muoversi all'interno della complessità del dialogo scientifico interdisciplinare non è facile, soprattutto per il rischio di appiattirsi su automatici e rassicuranti nessi causali. Il pregio di questo libro di Maurizio Stangalino è di accompagnare il lettore in un affascinante viaggio nelle origini del funzionamento psichico nella sua essenza di unità psichesoma, muovendosi con grande competenza nell'ambito di discipline quali la fisica, la filosofia, la psicoanalisi, la neurobiologia. Data l'ampiezza dei concetti affrontati, è importante evidenziare che nella lettura del testo emerge un trait d'union che può essere concepito come il vertice teorico principale dell'Autore, cioè il principio secondo cui gli Esseri viventi sono da considerare parte attiva della creazione del campo di indagine e non più solo osservatori o oggetti di osservazione. La lettura è scorrevole grazie a uno stile sobrio ed esplicativo che aiuta ad addentrarsi in ambiti e concetti cui lo psicoanalista può non essere avvezzo. Il libro si articola in cinque capitoli, divisi in due parti, ma idealmente racchiusi all'interno di una matrice clinica che apre e chiude lo scritto e che risponde all'identità professionale dell'Autore, neuropsichiatra infantile che quotidianamente si confronta con il dolore e la cura.
Come Anna Ferruta sottolinea nella prefazione al libro, lo stimolo clinico da cui parte la ricerca dell'Autore è la riflessione sui pazienti la cui sofferenza è caratterizzata da una «estrema difficoltà a sentirsi vivi» e che sembrano «aver affrontato, nelle loro iniziali esistenze, una circostanza acuta e protratta di “non vita psichica”». Ed è di nuovo alla clinica delle psicosi e degli stati borderline che vanno le considerazioni conclusive dell'Autore, aiutati dallo sguardo nuovo sviluppato nella lettura dell'opera grazie al quale è possibile concepire tali condizioni psicopatologiche come “configurazioni alloiotiche”. È questo un concetto che viene ampiamente chiarito nella parte finale