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Ci ha lasciati domenica 29 settembre Alberto Spadoni. Nato a Bologna, proveniva da una famiglia con ascendenze romagnole radicate a Gemmano, a Rimini e a Riccione. Apparteneva al gruppo dei primi allievi di Egon Molinari, che diffusero la psicoanalisi in Emilia-Romagna. Socio fondatore del Centro Psicoanalitico di Bologna, mantenne a lungo le funzioni di training, trasmettendo un sapere in cui l'affettività non si disgiungeva mai dal rigore analitico. Spadoni riusciva ad attingere in modo personale alla teorizzazione di Ferenczi, mettendo in atto col paziente uno “stile materno,” caratterizzato da empatia e da attenzione al bambino interiore, e allo stesso tempo giovandosi di un tatto molto fine per entrare nel mondo dell'altro e nei suoi vissuti. In un suo articolo, l'analista viene presentato come “oscuro oggetto del bisogno” soprattutto per quanto avviene nel contatto con le aree arcaiche della mente di pazienti regrediti. Ne conseguiva una particolare attenzione al setting che si soffermava anche sui dettagli della stanza d'analisi; in essa, le qualità dell'accoglienza e dell'ascolto erano percepibili anche attraverso la struttura del lettino: «stabile e sicuro, fatto apposta per regredire, per sognare, per creare quell'atmosfera magica, e a suo modo laboriosa, che fa procedere l'analisi» (Spadoni, 2007, 18). Nel 2020 appoggiò la formazione del Centro Adriatico di Psicoanalisi, che accoglieva analisti romagnoli e marchigiani. Fu un ritorno simbolico alla Rimini della sua infanzia, città che continuò a ispirare numerosi suoi scritti, dedicati ai miti e alle leggende, al significato reale e simbolico del mare, ai primi affetti. Dell'esperienza marittima Spadoni portava nel lavoro analitico la pazienza del pescatore e l'accortezza del marinaio, capace di lunghe attese e di accurata attenzione ai movimenti psichici e alle trasformazioni, alle qualità affettive e alle presenze terrifiche emerse dall'oceano interno. Particolare attenzione riservava al cinema cui dedic