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Con l'editoriale del n. 1/2025 concludo il mio incarico di Direttore della Rivista di Psicoanalisi. Ho iniziato il mio mandato nel 2021 nel corso della seconda fase della pandemia del Covid 19. L'anno successivo nel 2022 la Russia invadeva l'Ucraina e fu l'inizio di un conflitto nel cuore dell'Europa che, forse, è solo adesso, per una serie di contingenze, vicino a una risoluzione, direi molto precaria. Dall'assalto e la strage terroristica del 7 Ottobre del 2023 contro Israele è scaturito un conflitto molto grave in Medio Oriente che ha provocato morte e distruzione nella striscia di Gaza. In questi ultimi anni con le elezioni americane e in altre realtà europee hanno prevalso governi improntati alla corrosione dello spirito democratico, la percezione dell'altro immigrato come “nemico” invasore e la negazione dei cambiamenti climatici finalizzata al recupero dell'uso del petrolio e dei carbon fossili, che sappiamo essere fonti energetiche impattanti in modo decisivo sul riscaldamento globale.
Sul piano dello sviluppo tecnologico l'evolversi dell'intelligenza artificiale costituisce una sorta di rivoluzione, già in atto, che implica conseguenze di segno diverso e contrastante nei riguardi della salvaguardia delle garanzie di libertà, dal momento che c'è un rischio reale di monopolizzazione da parte di poteri economici e finanziari forti e fuori controllo. In sintesi stiamo vivendo in tanti settori dell'esistenza umana (culturale, politico, psicologico, biotecnologico) un'accelerazione senza precedenti.
A mio avviso la sfida di una Rivista, che è depositaria della ricchezza di un pensiero che rappresenta le molteplici tendenze dei modelli psicoanalitici, interpretati secondo i parametri dell'insieme della Cultura a cui abbiamo dato corpo nella SPI, è quella di non chiudersi al cambiamento e, allo stesso tempo, rafforzare la fiducia nel dispositivo analitico per poter fare fronte alla complessità della situazione attuale.
Nel corso del nostro lavoro come redazione, oltre