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I contributi di questo Focus costituiscono una sintesi delle relazioni presentate nel corso di una giornata scientifica organizzata dalla SPI, il 3 febbraio 2023 a Roma, dedicata ai rapporti tra Psicoanalisi e Università, con particolare attenzione alla realtà italiana; una iniziativa nata all'interno di un gruppo di studio, o forse solo di confronto, dei colleghi della SPI che lavorano in ambito accademico, istituito per favorire il dialogo e gli scambi tra di loro e per richiamare l'attenzione della Società sulla attuale situazione della presenza del pensiero psicoanalitico, nel suo versante teorico e scientifico e in quello clinico applicativo, all'interno dei Corsi di Laurea universitari. Un progetto di natura societaria, quindi (che giustifica la esclusiva presenza di relatori appartenenti alla Società Psicoanalitica), sollecitato dall'esigenza, avvertita in modo sempre più pressante, di avviare una riflessione sulle implicazioni, per la trasmissione della disciplina psicoanalitica, delle trasformazioni che negli ultimi tempi hanno interessato la realtà accademica, sul piano del reclutamento dei docenti, della conduzione e della valutazione della ricerca scientifica, dell'organizzazione dei corsi di studio, in modo elettivo di quelli finalizzati a conferire competenze nel campo della salute mentale, ma anche delle più globali condizioni culturali e sociali che ne sono alla base.
Progetti animati da tali finalità sono stati avviati già in passato.
Circa quindici anni fa era stato promosso dall'IPA un lavoro di ricognizione di quanti dei suoi soci operassero in ambito accademico, mediante un'ampia indagine che in Europa aveva avuto Franco Borgogno come co-chair1; con diversi intenti
In Europa erano stati inviati circa 350 questionari, dei quali era stato restituito il 40% circa (i più virtuosi gli italiani, i britannici, svizzeri, tedeschi, con il 60% circa di risposte, mentre i più latitanti erano stati i francesi, con una restituzione inferiore al 15%); In Italia
In Europa erano stati inviati circa 350 questionari, dei quali era stato restituito il 40% circa (i più virtuosi gli italiani, i britannici, svizzeri, tedeschi, con il 60% circa di risposte, mentre i più latitanti erano stati i francesi, con una restituzione inferiore al 15%); In Italia