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Bisogna subito dire che questo libro è così ricco, così variegato, una vera polifonia, che si rimane “incantati” e quindi bloccati nella scelta da fare, tra tantissimi pensieri, stimoli, immagini, che aiutino a pescare in questo mare ricchissimo alcuni stimoli senza sentire di privilegiare alcuni aspetti e sacrificarne quindi altri.
Come amante dell'arte moderna e contemporanea, ho pensato che un modo di accostarmi al libro fosse “staccarmi” dalle immagini da me più conosciute e amate e frequentate più da vicino, proposte peraltro qui in alcuni saggi, per avanzare qualche riflessione proprio su quelle che giustamente Domenico Chianese definisce le immagini che ci assalgono “preformate e indotte” dalla cultura e dalla società attuali. Esperienze estetiche totalmente diverse da quelle descritte nel libro, ammesso che possano essere considerate tali.
Che tipo di immagini sono? Che definizione possiamo darne? A quali processi psichici si collegano, a quali fantasie di fondo, da quali immaginari sociali sono sorrette?
Ho sempre pensato che le opere d'arte, sia quelle pittoriche o scultoree e quindi immediatamente riferibili alla visione, sia quelle musicali ma anche quelle letterarie, avessero una loro autonomia rispetto all'autore.
Per questo motivo è difficile usare spunti biografici per interpretare le opere d'arte, secondo lo stile della psicoanalisi applicata (ma questo è un dibattito antico anzi ormai datato) mentre l'esperienza che è possibile fare nei confronti di un'opera d'arte è quella di un contatto diretto con i suoi materiali.
Colori, suoni, consistenza, o le varie soluzioni artistiche a seconda del tipo di opera, sono dovute certamente alla loro provenienza dal corpo-mente dell'autore ma anche si distaccano da questo per assumere una forma propria che altrimenti rimarrebbe soffocata e compressa in quella particolare storia personale.
La materia dell'opera, sappiamo, è più complessa dell'autore stesso, è un impasto, un'ibridazione tra soggetto e realtà esterna, a