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Dalla sua maturità umana e professionale Anna Ferruta apre una finestra e racconta la psicoanalisi che da lì si scorge. Dalle piante seminate da Freud e i suoi allievi, ora più che centenarie, che fanno l'ombroso e accogliente giardino delle origini attorno all'edificio della psicoanalisi, via via alla sua propagazione fino alla contemporaneità e agli orizzonti dei futuri sviluppi. Compare nella collana «Minima» di Raffaello Cortina questo non piccolo libro, che si merita l'ottima compagnia degli Autori della collana.
Libro non organizzato come un manuale, ma piuttosto come testi di un teatro di improvvisazione, al quale Grotstein accosta la andata in scena della rappresentazione psicoanalitica. Un testo libero e ispirato nel quale l'Autrice lascia confluire le proprie epifanie, apparizioni, riflessioni, illuminazioni sulla psicoanalisi di cui ha lunga, profonda e fertile pratica. Nasce così un taccuino di viaggio, che è anche un prezioso manuale per viaggiatori nei terreni di confine del preconscio. A cominciare dalle unità di base, la seduta, le libere associazioni, l'attenzione liberamente fluttuante, il sogno, il gioco, l'infantile e le relazioni precoci e precocissime, la pratica della pazienza, il controtransfert, l'arte e la poesia.
Dopo Freud il suo primo incontro è con Winnicott e il complicato problema della fantasia e della realtà nel loro inestricabile intreccio, sempre guidata dalla aderenza e dalla pratica del metodo psicoanalitico. La fantasia si farà guida, ma guida affidabile, che sappia portare alla madre vera, quella sufficientemente buona. E con la madre l'altro, del quale si ha la necessità e si avverte la vocazione. È qui l'enigma di un incontro necessario e benevolo, eppure difficile. Ma – diceva Luciana Nissim – in psicoanalisi vengono proprio quelli che hanno avuto difficoltà, non gli altri. Ecco perché l'incontro con l'alterità ha al centro l'enigma del drammatico e del teatrale (Bleger). E se c'è un ambito nel quale tutto questo si mostra co