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Partirò anch'io da un paradosso: I paradossi degli adolescenti è un libro semplice nella sua radicalità, a dispetto del suo incedere divulgativo e del suo stile godibilissimo. Il libro si rivolge a un pubblico vasto, vuole parlare a chi quotidianamente abita, come caregiver, il pianeta adolescenza e le sue lande più desolate e sofferenti. Si rivolge cioè agli adulti in generale, a educatori, insegnanti e genitori in particolare, e desidera sollecitarne potenzialità di ascolto e di unisono, aspetto dell'essere adulto per nulla scontato.
Massimo Ammaniti, un'intera vita dedicata alla psicoanalisi dell'età evolutiva, tra i maggiori esperti italiani di Psicopatologia dello Sviluppo, nonché Membro dell'Osservatorio per l'Infanzia e l'Adolescenza del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, sa bene, peraltro, che il mondo degli adulti è da anni caratterizzato da profonde difficoltà nel prendersi carico dei bisogni dei bambini e degli adolescenti. Ne aveva già parlato con profondità e competenza nelle sue due precedenti opere, Adolescenti senza tempo (2018), e La famiglia adolescente (2015), nelle quali stigmatizzava alcune trasformazioni antropologiche che hanno investito la famiglia negli ultimi cinquant'anni. L'autore in questi due lavori già sottolineava con grande forza che il nostro tempo attuale appare attraversato da fenomeni psicosociali che evidenziano nel singolo una perturbante indifferenziazione tra passato, presente e futuro. Rispetto a queste mutazioni c‘è ancora molto da capire, soprattutto relativamente al ruolo dei mutati scenari comunicativi tra generazioni. È un tema saliente per la ricerca psicoanalitica contemporanea in generale, toccato con grande acume clinico, tra gli altri, anche da Irene Ruggiero (si veda in particolare il suo articolo dal titolo assai evocativo “C‘è ancora qualcuno che vuole diventare adulto? La progressiva adolescentizzazione della società adulta”, pubblicato sulla nostra Rivista nel 2017).