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È necessario, accostandosi al libro di Virginia De Micco, sottolineare subito come sia raro trovare, fin dalle prime pagine, una tale capacità di presentare il proprio pensiero e la propria ricerca in una maniera così chiara e composta perché sorretta da una concettualizzazione di fondo profonda e fondata, così appassionata perché oltre che essere connotata fortemente dalle caratteristiche dell'autrice, si muove su uno dei terreni più danneggiati della nostra storia degli ultimi anni, quello che riguarda il tema della migrazione.
D'altronde è lei stessa a dichiarare che s'interroga su questo “fenomeno sfuggente” da oltre un ventennio e che sono stati anni di approfondimenti teorici ma anche di esperienze sul campo fatte di incontri con persone provenienti da vari Paesi. Superando il timore di fraintendimenti e di alleggerimenti inopportuni del discorso, mi verrebbe da definirli “Incontri ravvicinati del Terzo Tipo” pensando al film di Steven Spielberg.
Non stiamo certo parlando di incroci con esseri alieni, ma con configurazioni psichiche riguardanti le nostre parti interne che essi rappresentano nei termini di una familiarità e allo stesso tempo di un'estraneità così perturbante da attivare fantasie di lontananze incolmabili e irrappresentabili, come se si trattasse di provenienze da un altro mondo.
Ma questo altro mondo, in realtà, è anche il nostro inconscio con tutto quello che di inespresso, o emarginato, o non sviluppato, o mai sperimentato prima, si affaccia sulla nostra scena usuale alterandola profondamente.
Non solo ma, come è ben chiarito in una parte fondamentale del libro, siamo in relazione in questi casi con “l'inconscio dell'altro” anch'esso caratterizzato da turbolenze e da proprietà peculiari che rendono ogni avvicinamento un viaggio in continenti sconosciuti.