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Anna Ferruta e Sara Boffito hanno scelto di raccogliere, da The Collected Works di Donald Winnicott, pubblicati dalla Oxford University Press di New York, alcuni inediti, veri e propri tesori costituiti da appunti preparatori, lettere e registrazioni di conferenze dove, grazie alla presenza degli ascoltatori, abbiamo modo di incontrare il desiderio che lo psicoanalista inglese aveva di comunicare le sue scoperte. Si tratta di una lettura importante, aiutata da ampie e approfondite presentazioni delle curatrici a ognuna delle cinque parti del libro, che conduce nel vivo del suo procedere teorico-clinico, necessaria per approfondire anche alcuni dei suoi articoli più noti e studiati – per tutti, bastino le sedute portate per i discussant quando, alla New York Psychoanalitic Society, il 12 novembre 1968 lesse L'uso dell'oggetto e l'entrare in rapporto con le identificazioni.
Winnicott, paradossalmente, sosteneva di difendere la tradizione ed era convinto che gli adulti maturi dessero vitalità a ciò che è antico ricreandolo dopo averlo distrutto. Così, questi inediti, spesso brevi e con paradossi evocativi, sono una descrizione penetrante, a tratti poetica, dello sviluppo del Sé a partire da una matrice relazionale: la sua prosa è a volte ineffabile, a tratti informale; il linguaggio scelto per delineare concetti complessi è quello comune.
La sua opera di divulgatore può essere apprezzata anche in alcune registrazioni radiofoniche con consigli alle madri (Un nuovo bambino. Conoscere il vostro bambino del 1945; La madre normalmente devota e il suo bambino. La prima settimana e Il bambino morde del 1952) dove, ancora con linguaggio semplice, Winnicott spiega la sua teoria sul violento ma vitale incontro con il mondo-non me e su come il bambino possa ottenere la piena soddisfazione istintuale preservando allo stesso tempo le persone amate.