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Nel maggio di quest'anno è morta Gina Ferrara Mori, una delle pioniere della psicoanalisi infantile che in Italia ha formato generazioni di psicoanalisti e psicoterapeuti.
I contributi psicoanalitici di Gina sono vari (ha scritto sull'interpretazione, sulla formazione, sul sogno) ma la sua ricerca psicoanalitica è stata diretta primariamente a esplorare le risorse del metodo osservativo e il costituirsi della relazione madre-bambino.
Già il suo primo articolo, scritto in epoca precedente alla sua formazione analitica e pubblicato in Infanzia Anormale nel 1955, è dedicato alla relazione madre-bambino nei primi anni di vita. In seguito ha pubblicato vari lavori sull'osservazione, tra cui la relazione (scritta insieme a Lina Generali Clements e presentata al Congresso SPI del 1980) sulle “Correlazioni fra la relazione analitica e la relazione madre bambino”. La sua ricerca si è quindi estesa alla Pre-infant Observation, promuovendo l'“Osservatorio della Maternità Interiore”, i cui lavori sono condensati nel volume Un tempo per la maternità interiore, pubblicato nel 2008 in Italia da Borla e nel 2015 in Gran Bretagna da Routledge, riedito poi da Mimesis nel 2022 e in cui compare il suo ultimo scritto “Nello stesso posto: il feto come paziente”.
Nel 2007 i Quaderni di Psicoterapia infantile avevano dedicato un numero alla storia della psicoanalisi infantile in Italia, dove Gina viene indicata come una dei pionieri e dove – oltre a un'intervista – si trova anche un puntuale elenco dei suoi numerosi scritti.
Dopo questa premessa, mi preme non tanto soffermarmi sui contributi di Gina al pensiero psicoanalitico, ma piuttosto condividere la mia esperienza di Gina come supervisora, funzione per cui è stata commemorata da vari colleghi nei giorni successivi alla sua morte. Anche se ormai sono trascorsi vari decenni, mi piace ricordarla per quello che è riuscita a trasmettermi e per quello che è emerso del suo stile psicoanalitico strettamente intrecciato con il suo stile personale.