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L'Autore propone una riflessione sull'inconscio freudiano a partire dalla qualità plurivoca che Freud descrive nel saggio L'Io e l'Es. Attraverso l'evoluzione del pensiero di Freud, si individua la caratteristica ascensionale dell'inconscio e la sua permeabilità tra le diverse province dell'apparato psichico. L'Autore si sofferma sui noti schemi grafici dell'apparato psichico del 1922 e del 1932 e su quelli meno noti del 1899, in cui viene posto il problema della relazione tra pulsioni e tracce mnestiche. Si conclude proponendo una tripartizione dell'inconscio, ricordando che Freud sostiene, in ultima analisi, che lo psichico è inconscio, affermazione ripresa da Matte Blanco. L'accenno al ricordo precoce di una paziente si pone come raccordo tra inconscio e memoria e incrocia le idee di campi di studio limitrofi, sfiorando l'analogia tra l'inconscio non rimosso e la memoria implicita.