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Una ricorrenza che non potevamo trascurare: il centenario della morte di Karl Abraham. Un'occasione per dare spazio, nella rubrica Note storico critiche, a una figura che ha avuto una grande rilevanza nella storia della psicoanalisi, ma tutto sommato poco frequentata dalle nuove generazioni di psicoanalisti, che hanno scarsa dimestichezza con il suo lavoro, fatti salvi alcuni contributi fondamentali sulla formazione del carattere (1925), sulla melanconia e sulle prime fasi dello sviluppo libidico , che vengono talvolta proposti negli anni del training. Un aspetto senz'altro riconducibile alla scarsa frequenza con cui gli Autori contemporanei si riferiscono ai testi di questo pioniere della psicoanalisi, diversamente da quanto accade per altri “classici” – pensiamo al costante riferimento ai lavori di Klein, Winnicott, Bion e, negli ultimi decenni, alla valorizzazione cui è andato incontro Ferenczi – che intrattengono un costante e fertile dialogo con il pensiero psicoanalitico contemporaneo.
La rilevanza e il calibro di questo Autore non è tuttavia sfuggito ad alcuni autorevoli psicoanalisti e studiosi che gli hanno dedicato importanti contributi, fra i quali i lavori di Franco De Masi (1995, 2002), Andrea Castiello d'Antonio (1983a, 1983b), Francesco Barale e Stefania Ucelli (2001), Martin Grotjahn (1995), le biografie di Isabel Sanfeliu (2002) e di Anna Bentinck (2013) e ancora, di notevole interesse, nonostante di non recente pubblicazione, l'introduzione, densa di riflessioni e di preziosi elementi biografici, di Johannes Cremerius alle Opere di Abraham edite da Boringhieri (1975) e, all'interno del Trattato di Psicoanalisi curato da A.A. Semi, il capitolo di Gilda De Simone Gaburri e Bianca Fornari , come pure la biografia incompiuta che Hildegard Clara
Abraham, la figlia Hilda, divenuta anch'essa psicoanalista, dedicherà al padre (1974).
Di grande importanza, per approfondire la conoscenza di questo Autore e per la storia della psicoanalisi, è la recente pubb