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Il libro a cura di Francesconi e Scotto di Fasano racconta le vicende dei figli dei desaparecidos (i bambini appropriati) durante la dittatura in Argentina tra il 1976 al 1983. Tutti gli autori dei singoli capitoli sono stati coinvolti, a vario titolo, in queste esperienze di sottrazione o ritrovamento.
Durante gli anni del regime militare chi era sospettato di contrastare il governo era ritenuto sovversivo e veniva “prelevato”, imprigionato, torturato e poi ucciso. Una modalità molto diffusa per gli omicidi erano “i voli della morte”: i prigionieri erano gettati in mare da un aereo in modo che non rimanesse nessuna traccia dei cadaveri. Da ciò il termine desaparecidos.
Si stima che durante la dittatura siano scomparse circa 30000 persone e che i loro figli (Nietos) furono arbitrariamente strappati alle loro famiglie per essere adottati dai militari che avevano assassinato i genitori o da persone del loro entourage.
La sparizione dei corpi e dell'identità dei piccoli fu l'eliminazione di un'intera generazione di cui «si cercò di cancellarne la memoria» (Vegetti Finzi, , 27).
Un ruolo decisivo nella denuncia e nel sovvertire ciò che il regime militare compiva fu il ruolo e l'azione delle madri e delle nonne delle persone scomparse: le Madres e Abuelas de Plaza de Mayo. Queste donne, di fronte alla mancanza di ogni informazione e risposta da parte delle istituzioni, iniziarono manifestare pacificamente davanti al palazzo del Governo. In quel luogo si sedevano a parlare, lavoravano a maglia, si scambiavano esperienze, si facevano coraggio e iniziarono a costruire un loro pensiero e progettare azioni per il ritrovamento degli scomparsi. Tra queste, prendersi sottobraccio e fare un girotondo nella piazza, scrivere delle sparizioni sulle banconote, inserire messaggi nei messali sui banchi delle chiese, portare le foto degli scomparsi in piazza e sedersi a pregare davanti al palazzo del Governo.