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Il tema (De)Colonised? appare forse lontano se non estraneo alla nostra cultura e alla nostra esperienza sia di cittadini dell'Italia e dell'Europa che di psicoanalisti.
Esso ci propone invece di guardare a una modalità di relazione tra gli individui e negli individui tra oggetti interni, assolutamente presente anche nella nostra quotidianità e di cogliere il tentativo continuo di ripetere la colonizzazione dell'altro per sentirsi migliori, superiori, capaci, dalla parte giusta.
Nel testo che segue cercherò di illustrare alcuni aspetti della colonizzazione attraverso immagini, suoni, musica.
Descriverò i quadri che hanno più colpito la mia mente e la mia immaginazione, come pezzi di una mostra.
La (de)colonizzazione vista, guardata, sentita soprattutto nel corpo e poi nella mente, esplorata, esperita, pensata psicoanaliticamente.
Il convegno si svolge in un vecchio teatro ora sala conferenze, nel quale si vive una atmosfera surreale che attiva l'immaginario.
La struttura e la particolarità degli arredi inizio secolo, i muri scuri, l'essenzialità degli elementi, favoriscono il concentrarsi di una attenzione quasi “sognante”, non solo sulla parola del relatore, ma sul colore, il suono, lo spazio psichico che essa può occupare e sulla modalità con cui entra nella nostra mente e muove emozioni e pensieri.