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Con la scomparsa di Claudio Neri abbiamo perduto una delle più significative figure della psicoanalisi italiana. In una recente intervista sul suo rapporto con la psicoanalisi, Neri stesso racconta il suo percorso di lavoro, di vita e di pensiero. Nasce come psichiatra e, insieme a molti colleghi poi divenuti a loro volta psicoanalisti come Antonello Correale, Cono Aldo Barnà, Carla de Toffoli, Basilio Bonfiglio, si è avvicinato alla psicoanalisi in un momento cruciale della psichiatria italiana ai tempi della riforma Basaglia. È stata quella l'occasione per nutrire il suo interesse per la dimensione gruppale che ha accompagnato il processo del suo pensiero psicoanalitico per tutta la vita e che lo ha reso noto ed apprezzato in Italia e a livello internazionale. Negli anni immediatamente successivi insieme a Francesco Corrao ha introdotto in Italia il pensiero di Bion e fondato prima il Centro Ricerche di Gruppo “Il Pollaiolo” di Roma e successivamente, insieme ad un nutrito gruppo di colleghi, l'istituto Italiano di psicoanalisi di Gruppo (IIPG). Da sempre il suo stile di pensiero e relazionale si è espresso in modi molto originali ponendosi, lui che per tanti anni ha insegnato all'università la psicoterapia psicoanalitica di gruppo, sempre al di là e “oltre” le ristrettezze di una visione accademica.
Nel tempo ha elaborato un modo particolare di intendere il pensiero bioniano “alleggerendolo”, evitando qualsiasi tipo di lettura schematica o di interpretazione “letterale” dei suoi testi e delle tesi più significative. Neri ha piuttosto sempre privilegiato l'attenzione all'esperienza, ai dettagli che emergevano nella relazione analitica sia nell'individuo che nel gruppo, ai lati inaspettati che poteva cogliere nelle ‘piccole cose’ della realtà psichica in quanto espressioni di creatività e autenticità. Il mondo psichico era per lui sempre la manifestazione di una complessità e il suo pensiero si arricchiva nella relazione con gli altri e a sua volta produceva e condi