You do not currently have permission to view the full text for this document. Please sign in to an account with an active subscription or contact support.
La Società Psicoanalitica Italiana nacque a Teramo il 7 giugno 1925, grazie a Marco Levi Bianchini ed Edoardo Weiss, primo psicoanalista italiano. Fu un atto pionieristico in un Paese ostile alla psicoanalisi, contrastata da idealisti, cattolici e fascismo. Levi Bianchini, medico e visionario, operando nel manicomio di Teramo, intuì che dietro la follia si nascondevano menti da ascoltare, non solo corpi da contenere. Tra corsie e urla restituì parola e dignità a chi era escluso, anticipando un'idea umanistica della cura. Fondò riviste scientifiche, tradusse Freud e promosse la prima istituzione psicoanalitica italiana. La SPI nacque come società scientifica autonoma, fedele alla lezione freudiana e animata dallo spirito di libertà. Pur tra silenzi e difficoltà, la sua opera gettò le basi della futura psicoanalisi italiana. La riforma Basaglia avrebbe poi realizzato, decenni dopo, il suo sogno di umanizzare la follia. Levi Bianchini resta figura di frontiera: fra scienza e compassione, portò la rivoluzione interiore di Freud nei luoghi più marginali della sofferenza, facendo della cura un atto di verità e di dignità umana.