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Descrivere e riassumere in poche pagine un periodo così denso, fecondo, con luci e ombre, di una Società, come la SPI, azzerata istituzionalmente dal Fascismo, ma capace di rifondarsi e svilupparsi nella società al punto da assumere, dal dopoguerra in poi, un ruolo scientifico e culturale così rilevante non è facile. Inevitabilmente molti fatti e colleghi di altissimo prestigio non possono essere citati e/o ricordati, nel tentativo di dare soprattutto un quadro d'insieme, nella speranza di cogliere gli snodi più significativi di una Società che è finita per affermarsi anche in campo internazionale, sia sul piano della riflessione teorico/clinica, che per l'ampiezza e il numero dei soci, ma anche per il rilievo istituzionale, culminato con l'elezione di Stefano Bolognini a Presidente dell'IPA.
Nel riassumere questo periodo ho seguito la traccia che ho presentato al Palazzo delle Esposizioni di Roma, in occasione della celebrazione del Centenario della nostra fondazione, quando, dopo una breve introduzione istituzionale, nel mio ruolo di vicepresidente, ho raccolto il testimone della narrazione dalle colleghe Gabriella Gentile e Rita Corsa, che hanno illustrato la nascita e lo sviluppo della SPI dalle origini fino allo scoppio del secondo conflitto mondiale.
Mi sono state molto utili le riflessioni di alcuni colleghi (Di Chiara, Cancrini, Riefolo e Chiari) che hanno collaborato nella scrittura del testo La Società Psicoanalitica Italiana, un secolo di storia, di idee e di analisti (Castriota, Gruppo di Studio della storia della SPI, 2020), che ho avuto l'onore e l'onere di curare per la SPI. Un libro cui hanno contribuito quaranta tra i più importanti colleghi che hanno attraversato in prima persona le vicende della nostra storia.